La Grande Guerra e il piccolo alpino
Lo spettacolo sulla Prima Guerra Mondiale che racconta l'umanità dell'alpino, dalle prime esperienze al sacrificio finale, dedicato ai ragazzi del '99.

Proposta
Lo spettacolo vuole far avvicinare i ragazzi alla Grande Guerra attraverso un alpino, non un indomito soldato, non un eroe ma un PICCOLO alpino, dove piccolo è come nella frase che Gesù pronuncia nel vangelo: se non diventerete come bambini non entrerete mai nel regno dei cieli. La sua piccolezza in realtà è la sua grandezza di uomo che ascolta il cuore, che sa gioire dei piccoli equivoci, che sente la poesia delle montagne e della vita vera. In una realtà come quella di oggi, i ragazzi parteciperanno alla sua avventura, che lo porterà a prendere coscienza che è in atto una guerra (di cui non capirà mai il significato, come tutti), e lo capiranno grazie all’uso della forma comunicativa della clownerie. Come preside che ha assistito a molte repliche dello spettacolo, garantisco che al termine si coglie la crescita di sensibilità verso l’eroismo degli alpini ma contemporaneamente dell’assurdità della guerra.
Uno spettacolo che racconta l’umanità dell’alpino, dalle prime goffe esperienze con lo zaino, la divisa e il fucile al sacrificio della vita tra l’immacolata neve della vetta su cui sventola la bandiera italiana che lui ha piantato. Risate, coinvolgimento, emozione… commozione sono rafforzati da un mimo eccezionale, da musiche e canti e da una coreografia semplice ma di grande effetto.
La guerra rimane sullo sfondo perché in primo piano trionfa l’umanità dell’alpino… ecco perché questo è davvero uno spettacolo per ogni età, per grandi e piccini, per tutti quelli che vogliono sorridere e liberare le emozioni più vere che dimorano nascoste in fondo al cuore.
Trama
Fa l’ingresso in scena un giovane con valigia con scritto “W il 99”. Improvvisamente si sente l’adunata militare e il giovane corre a vestirsi; la chiamata militare come nella storia vera è una sorpresa.
Cerca di vestirsi in fretta e furia e improvvisamente esce con uno zaino gigante, molto più grande di lui, si accorge allora dell’enorme responsabilità che gli viene consegnata: “Riconquistare l’Italia”.
Ma il giovane è giovane e non sa niente, allora gli fanno fare qualche addestramento approssimativo, la marcia, gli ordini, qualche colpo con il fucile e l’alzabandiera, tutto è comico, perché lui è giovane, quasi neanche 18 anni, ma deve obbedire e correre a riconquistare l’Italia.
Improvvisamente la guerra, quella vera, e lui si ritrova in Montagna, in alta montagna ad affrontare il nemico che prima era amico, il freddo, il gelo, la solitudine della sentinella, l’arrivo del natale. La fede alla bandiera lo porteranno a morire sulla cima pur di riconquistare il proprio territorio, perché si sa… la fede è fede e gli alpini lo sanno bene.